Se l’automobile della foto qui sopra non vi dice niente, per quanto mi riguarda, non siete umani. Si tratta dell’indecente DeLorean DMC-12, veicolo storico – in tutti i sensi – con cui voglio inaugurare una serie di articoli in cui cercherò di amalgamare nel miglior modo possibile, senza essere troppo logorroico e in modalità “non prendiamoci troppo sul serio”, due mie grandi passioni: auto e tecnologia. Quello per le automobili è un amore quasi tramandato (da nonno a padre, da padre in figlio), mentre per quanto concerne la tecnologia mi sento un po’ una sorta di autodidatta; mi è sempre piaciuto tutto ciò che si muovesse su quattro ruote e tutto quello che avesse alla base qualche tipologia di circuito elettrico. Immaginate poi cosa significhi fondere le due cose. “Cars and Tech, all in one” vuole essere solo una umile rubrica con cui cimentarmi di tanto in tanto; niente di impegnativo come pure nulla di troppo professionale. Perché lo faccio allora? Non lo so, fondamentalmente perché mi va di farlo.

Per quanto era brutta, ne sono state vendute poco più di 8500 in tutto il mondo tra il 1981 e il 1983. Giorgetto Giugiaro, designer di fama mondiale che aveva dato vita alle linee della splendida Lotus Esprit su cui la DMC-12 è stata “tecnicamente e stilisticamente ricalcata”, evidentemente in quel periodo era ubriaco dalla mattina alla sera; non si spiega altrimenti un design così osceno per quella che voleva essere una supercar in grado di emozionare (chi?). Motore da 2,85 litri, V6, 130 cv; allora bastava poco per fare una supercar. Lo schema delle sospensioni  (quadrilatero indipendente anteriore e multilink al posteriore) era alquanto raffinato per il tempo e la differenziava dalle muscle-cars americane; la struttura in acciaio inox era alquanto insolita, così come estremamente particolari erano le scomodissime portiere ad ali di gabbiano.

Faceva lo 0-100 Km/h in circa 9 secondi, risultato che oggi fa sorridere ma che allora non era niente male se si considera che una Ferrari Mondial 8 dello stesso periodo – non tra le più amate, ma pur sempre una Ferrari – era capace di un tempo di 8,3 secondi. La velocità massima non è data a sapersi, ma a 88 miglie orarie…

88 miglia orarie

…arrivati a 88 miglia orarie si poteva viaggiare nel tempo! Beh, non tutte ne erano capaci, ma questa qui sotto sicuramente sì, portando milioni di persone dal 1985 al 1955, per poi fare un salto nel 2015 e finire in qualche modo nel 1885.

Ad effettuare il tuning di quest’unico esemplare ci pensò il buon dottor Emmett Brown (detto DOC), scienziato fuori di testa che prese la DMC-12 e ci installò all’interno un aggeggio – il flusso canalizzatore – in grado di permettere il viaggio nel tempo; per generare gli 1,21 Gigowatt di potenza necessari al flusso canalizzatore serviva Plutonio e una volta nel 1955 il buon Marty, amico di DOC, ha penato non poco per sopperire alla mancanza di tale materiale che – ovviamente – nel 1985 era possibile comprare nella drogheria sotto casa oppure, meglio, da un gruppo di incazzatissimi terroristi libici. Anzi no, meglio fregarglielo; tanto che cosa mai possono combinare dei tipi con un pulmino Volkswagen mezzo sfasciato e con un fucile inceppato?

La DeLorean di DOC e del buon Levi Strauss (Calvin Klein per gli americani, nel 1985 il brand in questione non era ancora molto conosciuto in Italia), poi – o prima? mah…- inventatosi Clint Eastwood nel 1885, ne ha passate di tutti i colori e durante il viaggio effettuato nel 2015 ha subito anche un notevole restyling: nuovo sistema di alimentazione “a rifiuti” e possibilità di volare. Perché, grande Giove, nel 2015 tutte le auto volano ed era doveroso adeguarsi!

L’affidabilità comunque non è mai stata il suo forte poiché una volta tornata nel 1885, sono bastate poche centinaia di metri in fuoristrada, un gruppo di indiani e la cavalleria americana a metterla al palo. Un orso, invece, ha pensato a Marty, il quale nei giorni successivi – e con uno stupido cappello in testa – se l’è dovuta vedere con Buford “Cane Pazzo” Tannen (bisnonno di Biff). Oltre che con il bicchiere di troppo di DOC e il “resuscita morti” del barista di una Hill Valley orgogliosa del suo nuovo orologio.

E via col nuovo restyling: addio alle ridicole gomme montate nel 1955 (di nuovo?) e spazio a ruote per le rotaie. Perché per arrivare a 88 miglia non bastavano dei cavalli (quelli veri) e serviva un treno molto veloce che la spingesse; con un po’ di candelotti in caldo e con un percorso rettilineo però tutto è diventato possibile. Ritornati nel 1985 il progetto viene abbandonato per cause di forza maggiore: un treno distrugge la DeLorean e ciao ciao sogni di gloria.

A più di 35 anni dal suo esordio la DeLorean DMC-12 è un’automobile ricercatissima, i cui esemplari migliori vengono venduti a decine e decine di migliaia di euro/dollari. Ma sono in pochi coloro che se ne separano. È un’automobile che ha segnato un’epoca e, più che Giorgetto Giugiaro, dobbiamo ringraziare i veri artefici di questo successo: Robert Zemeckis e Bob Gale, con l’immancabile zampino di Steven Spielberg. E meno male che Ritorno al Futuro (anche vincitore di un premio Oscar) è uscito al cinema quando DeLorean non produceva più la DMC-12; di esemplari per le strade se ne sarebbero visti molti di più. Altro che 8500.

Siamo sul pesante.