Fino all’ultimo giorno. Questa laurea me la dovrò sudare fino all’ultimo giorno.

Domenica sono tornato a Chieti per svolgere il periodo di tirocinio pre-laurea presso l’ambulatorio di un medico di medicina generale da me scelto qualche tempo fa, e pure per sistemare tutti gli ultimi dettagli relativi alla tesi di laurea che andrò a discutere tra un mese. Martedì mattina ho incontrato la mia relatrice e le ho sottoposto il lavoro completo, l’ultima versione con tutte le aggiunte e le modifiche suggerite dalla stessa professoressa solo qualche giorno prima: tutto va come deve andare, la tesi è perfetta e si può consegnare.

Mercoledì ricevo un paio di telefonate da un numero “familiare” con prefisso Chieti; essendo in ambulatorio faccio finta di niente ma alla terza chiamata decido di rispondere e – senza troppe sorprese – dall’altra parte della cornetta sento un’addetta della segreteria di Medicina che mi dice a bruciapelo:

Barassi, c’è un problema con la sua tesi: la sua relatrice non va bene e  deve farsi firmare titolo, tesi e prova finale da un altro docente…altrimenti non può laurearsi.

Fantastico! No?

Dopo aver contato fino a tre, inizio a chiedere spiegazioni; come è possibile che succeda una cosa del genere ad un mese dalla laurea quando il sottoscritto ha portato in segreteria tutta la documentazione necessaria il 19 febbraio 2016? Dall’altra parte del filo ci si arrampica sugli specchi e parte il classico scaricabarile nei confronti della presidenza del corso di laurea. Chiedo come mai una questione più che chiarita circa un anno e mezzo fa si riproponga a qualche giorno dalla presentazione del lavoro ma la risposta non va oltre:

Mi dispiace tanto, non so cosa dirle. La presidenza ci ha detto così; sono cambiate le disposizioni e lei deve subito trovare qualcuno che le firmi la tesi.

Come dire: “Sì, hai ragione ma non è un problema mio”. Va bene. Me la vedo io. Finito l’ambulatorio mi do’ da fare e tiro giù tutti i santi dal calendario. Dopo averne “nominati” parecchi, nel primo pomeriggio vado in università a parlare con “la presidenza” che, ovviamente, ri-scarica il barile sulla segreteria dicendomi:

Sì, è così. La sua relatrice non può firmare la tesi perché bla bla bla, bla bla bla e quindi deve trovarsi un nuovo relatore. È una questione burocratica della segreteria; hanno bisogno di un nome diverso per bla bla bla bla, bla bla bla…

Ok, quindi è inutile continuare a “smadonnare”; serve un nuovo relatore. Faccio un nome, dalla presidenza si chiama il prof. che, fortunatamente, capisce la situazione e acconsente (pur avendo nulla a che fare con il lavoro). Appuntamento fissato per il giorno dopo. La mattina successiva, in accordo con il MMG, scappo all’università per andare dal prof. il quale, con estrema tranquillità, mette le due firme necessarie e dice:

Mi dica quando c’è la sessione e mi mandi il lavoro per e-mail. Quando le devo firmare la prova finale?

In mattinata (oggi, venerdì) vado in segreteria: mi invento una balla colossale ed “entro da dietro”. Faccio finta di non notare l’intenso lavoro di tutti gli impiegati (ironia time ON) e consegno tutto quello che devo consegnare a chi di dovere. Dico solo: “Devo aspettarmi qualche altra sorpresa?” La risposta è stata:

No, ora è tutto a posto. Abbiamo risolto tutto.

Abbiamo? Chi? Cosa avreste fatto voi? Boh. Misteri dell’UNICH.

Esco dalla segreteria e trovo un assistito del MMG (80 anni, con tutti i problemi del mondo) che gioca con la nipotina; immediatamente mi riconosce, mi saluta come se mi conoscesse da una vita e inizia a raccontarmi di quanto sia intelligente la nipote. E la giornata, fortunatamente, si raddrizza. Perché basta un niente per rovinarti una settimana, ma basta pure un attimo per farti dimenticare – o quasi – tutto.

In ogni caso, questa è l’università italiana. Vi sembra normale? A me no. E sono certo che nei prossimi giorni ci sarà spazio per altre “novità”. Fino all’ultimo giorno.