Esistono porzioni del web “sommerse” e altre “oscure”; deep e dark web sono due cose ben diverse e in molti tendono ad utilizzare nella stessa maniera i due termini. Basta una ricerca su Google per comprendere la differenza tra deep e dark e tanti “autori” – anche di testate autorevoli – dovrebbero farsi una ripassatina. Sono un paio di giorni ormai che si parla della chiusura di AlphaBay, noto store del dark web, nient’altro che una sorta di Amazon o eBay in cui poter acquistare praticamente qualsiasi cosa pagando in Bitcoin.

Ogni cosa.

Era il paradiso dell’illegalità e come tanti suoi predecessori è letteralmente svanito nel nulla. Solito schema: si fidelizza il cliente e, al momento giusto (con il bitcoin a 2600 dollari lo è!), si scappa con il bottino. Il tesoro in questo caso pare sia di ben 1.479,03931709 BTC, equivalenti a circa 3,8 milioni di dollari; niente male davvero per i malvagi ideatori (o il malvagio?), capaci di costruire un patrimonio probabilmente spendendo poco o niente. Facendo da “escrow” (una sorta di garante a tutela di venditore e compratore) per transazioni riguardanti droghe, soldi e documenti falsi, armi, sicari, pelle umana e tanto altro si capisce bene che giro di affari potesse esserci alle spalle.

Si tratta di nulla in confronto ai 50 milioni di euro evasi – una notizia a caso, di ieri – dal sito “Gli Stockisti” negli anni (con un’organizzazione ben precisa alle spalle) e non si sono raggiunte cifre record di precedenti sparizioni importanti (chi ricorda gli 850mila BTC – oggi sarebbero oltre 2,3 MILIARDI di dollari – “persi” da MtGox?), ma alla fine cosa importa? A rimanere fregata, in questo caso, è solo gente poco raccomandabile che probabilmente da domani ricomincerà a vendere/comprare da qualche altra parte.

Meglio uno in meno che uno in più. E soprattutto meglio un milionario in più (seppur con soldi – bitcoin – sporchissimi) piuttosto che tanti piccoli aspiranti Pablo Escobar. Giusto?