Il 22 novembre è per gli americani un giorno storico, il giorno in cui nel 1963 un certo Lee Harvey Oswald impugnò un fucile e sparò – da un palazzo nelle vicinanze – a John Fitzgerald Kennedy, allora presidente degli Stati Uniti d’America in visita a Dallas. JFK era su una Lincoln Continental del ’61 con la moglie Jacqueline – e qualcun altro – e uno dei proiettili sparati da Oswald lo colpì alla testa; morì in ospedale in brevissimo tempo e ad oggi ancora non è chiaro come tutto ciò sia potuto succedere e, soprattutto, chi fu il vero ideatore del complesso piano che portò all’uccisione della persona più potente al mondo.

Nei giorni scorsi l’attuale presidente USA Donald Trump ha espresso la volontà di de-secretare tutti i documenti relativi all’assassinio di JFK ma, come si sospettava già da tempo, alla fine non tutti i files sono stati resi pubblici – per ora, in futuro si vedrà – poiché per “esigenze in materia di sicurezza nazionale” le varie parti/agenzie in gioco hanno fatto pressioni affinché non tutto venisse a galla. Ora la domanda sorge spontanea: di che hanno paura gli USA?

Fidel Castro è morto, l’URSS di Stalin e Chruščëv probabilmente non se la ricorda più nessuno e il mondo intero ha ben altre cose a cui pensare. Sicuramente ci sarà qualcosa di cui le varie agenzie (CIA, FBI, etc.) non vanno proprio fiere, ma a chi può interessare davvero tutto questo? Ai giornali? L’opinione pubblica americana negli ultimi anni si è fatta un’idea ben precisa su tali organizzazioni ed è quanto mai dubbio che nuove “sconvolgenti” rivelazioni provenienti dai dossier sull’assassinio di JFK possano pesare più di tanto – in negativo – su tale giudizio. Insomma, per come la vedo io è solo una grande messa in scena.

I nuovi circa 3000 documenti de-classificati non dicono assolutamente nulla di nuovo: ad uccidere il presidente fu Oswald, dichiaratosi comunque sempre innocente nei due giorni successivi (fu a sua volta ucciso da un “collega” criminale, Jack Leon Ruby, in circostanze abbastanza ridicole mentre era nelle mani della polizia…ma questa è un’altra storia), nelle modalità già raccontate da tutti i libri di storia e non solo. La teoria complottistica rimane viva, ma le evidenze sono chiare: si è trattato solo del gesto di un buon pazzo, un personaggio discutibile con dei problemi alle spalle e con idee politiche piuttosto lontane da quelle dell’americano medio di inizi anni ’60. Niente di nuovo, se non qualche collaterale inutile dettaglio riguardante i già noti tentativi di uccidere Fidel Castro da parte della CIA o qualche segnalazione su Oswald, non presa proprio sul serio.

Se avete un po’ di tempo e voglia andate a leggere 22.11.63 di Stephen King, romanzo in cui il “Re” (della scrittura) mette in scena una bella storia fantastica con sullo sfondo le note vicende di quei tempi; non sono un grande amante degli horror di King (e 22.11.63 non lo è) ma con questo romanzo del nuovo corso lo scrittore ha saputo coinvolgermi, nonostante l’innegabile prolissità (e perizia di particolari, spesso insignificanti) che da sempre lo contraddistingue. Chi non ama i libri di storia troverà in King un ottimo narratore. Se siete proprio pigri potete vedere anche la serie TV con James Franco come protagonista: niente male, ma il libro è – come spesso accade – “un’altra storia”.