Doveva essere un semplice test ma alla fine si è tramutato in un grandissimo spettacolo. Se ne parlava da giorni, i più “vicini” alle faccende di SpaceX lo aspettavano da settimane e visto come è andato il tutto sono certo che nessuno sarà rimasto deluso. Neppure Elon Musk, che ci ha rimesso una Tesla Roadster – la sua – e un booster dei tre che sono serviti per la missione Falcon Heavy.

Anzi, è proprio lui ad uscirne da grandissimo vincitore. In un sol colpo è riuscito a dimostrare al mondo come Marte non è poi così lontano, che la corsa allo spazio non è necessariamente roba “da agenzia spaziale” e che con un po’ di intelligenza si possono risparmiare miliardi di dollari. Ma è quello che è successo dopo che tutto (o quasi) è andato a buon fine a rappresentare la “ciliegina sulla torta”: Musk ha deciso di mettere un manichino con la tuta spaziale da lui progettata nella sua Tesla Roadster rossa, tappezzata da telecamere, nel quale suo display centrale campeggiava la scritta “Don’t Panic“, per poi farne una seguitissima diretta streaming su YouTube.

Falcon Heavy Demo Mission - Payload

Falcon Heavy Demo Mission

Il risultato? Pubblicità incredibile per Tesla (non che ne avesse bisogno, ma fa sempre bene) e un enorme ritorno mediatico per SpaceX. Il tutto è riuscito a far passare in secondo piano che, dopo uno spettacolare atterraggio in contemporanea dei primi due razzi, il terzo booster ha fatto una brutta fine schiantandosi a 480 chilometri orari nei pressi della piattaforma in mezzo all’oceano dove sarebbe dovuto planare e, soprattutto, che molto probabilmente il reale obiettivo della missione non sarà mai raggiunto poiché, per via di qualche “imprevisto” non meglio riportato, la Tesla Roadster sparata un po’ a caso fuori dall’atmosfera terrestre andrà diretta verso la fascia degli asteroidi che separa Marte da Giove, mancando pure l’aggancio all’orbita di Marte.

Ma, alla fine, a chi importa davvero? Da qualche ora c’è una Tesla Roadster rossa che gira per il sistema solare!